E’ ritornata recentemente dall’intervento di pulizia, commissionato dalla Soprintendenza Archeologica e Belle Arti, l’Epigrafe di Berevulfus che a suo tempo, negli anni ’50 durante i lavori di restauro e sistemazione dei terreni attorno alla Chiesa Rossa, fu rinvenuta nell’area orientale della chiesa. Il reperto si trova oggi nel mazazzino del Museo di Scienze Naturali di Voghera ed è in attesa di essere ripreso in manutenzione per sanare una crepa esistente nella parte posteriore che potrebbe comprometterne la stabilità.
Così come riportato da Federica Scarrione nella sua “La Chiesa Rossa di Voghera” :
< il ritrovamento ebbe luogo casualmente mentre un muratore comunale lavorava per asportare le macerie dalla parte sinistra del coro della chiesa, ora non più conservato (perchè l’abside fu demolita), a circa 70 cm dal piano di campagna, costituito da materiale di riporto>
Il reperto in questione è una lastra di di calcare bianco, le cui dimensioni sono cm. 70x45x7 circaa. Le lettere sono alte 5 cm. e sono presenti interpunzioni triangoliformi a dividere le indicazioni numerali dalle parole precedenti e il nome del defunto dalla indicazione dello stato ecclesiastico.
La lapide è mutila nella parte inferiore ; siamo così privi dell’importante riferimento cronologico dato dall’indicazione dell’eponimia consolare o dell’anno dell’imperatore e dell’indizione. per proporre quindi una datazione accettabile dobbiamo quindi ricorrere alla comparazione con epigrafi sicuramente datate, che presentino caratteristiche simili alla nostra.
Questa epigrafe è comunque per noi un indizio importante, e il suo ritrovamento nei pressi del coro della chiesa di S. Ilario rende possibile ipotizzare una fondazione ancora più antica di quella liutprandea tradizionalmente invocata dagli studiosi locali.
