L’architettura

LA CHIESA ROSSA si trova per circa un terzo della sua altezza al di sotto del livello della strada attuale. Solo scendendo i gradini del moderno sagrato si può avere una percezione completa della sua struttura e della alternanza di materiale lapideo e laterizio che la caratterizza.
Due contrafforti di sezione rettangolare, che sporgono solo lievemente dal piano di facciata, e che sono realizzati in blocchi di pietra di vario colore e altrettanto varie dimensioni, si legano senza soluzione di continuità alla fascia di coronamento ad archetti pensili, che segue l’andamento del tetto, ed in cui sono contenuti bacini ceramici di colore verde-azzurro, tutti di restauro, collocati comunque secondo una scansione che rispetta quella originaria. Sopra questi una fascia a dente di sega, contenuta entro due cornici piane, di cui l’inferiore è sostenuta da mensoline, sottolinea i due spioventi. L’insieme di questi elementi decorativi costituisce l’inquadramento della facciata, ed il loro valore di “cornice” è ribadito fortemente proprio dal legame diretto dell’ultimo archetto di ogni lato con il margine interno dei contrafforti, oltre che dall’ovvia coincidenza della fine della fascia a dente di sega con il loro margine esterno. Al limite superiore di ciò che resta del portale, una cornice marcapiano divide orizzontalmente la facciata in due parti. E’ questo un elemento decorativo caratteristico dell’architettura provenzale, ma che fa comunque la sua comparsa nelle chiese della zona.

LA SEZIONE SUPERIORE della facciata è divisa in tre parti uguali da due piccoli salienti di sezione grosso modo semicircolare, dei quali uno ha perduto il suo coronamento, l’altro conserva un capitellino alquanto consunto. Entrambe le semicolonnine non poggiano direttamente sulla cornice marcapiano, bensì su una base cubica.

LA PORZIONE CENTRALE così individuata è quella su cui più hanno pesato gli interventi di restauro svoltisi fino alla metà del nostro secolo, che vi hanno realizzato una piccola apertura a croce greca e una bifora: di queste restituzioni solamente la prima poggia su una solida base documentaria.

LA ZONA INFERIORE è occupata solamente, al centro, dalla porta d’ingresso, che ha subito interventi decisamente pesanti e tali da conservare solo qualche riferimento a quello che dovette essere il suo aspetto originario: l’archivolto a tutto sesto con una semplice ghiera in mattoni, ed una campitura rettangolare in pietra al di sopra di esso, fino a raggiungere la cornice marcapiano.
Sulla facciata oggi si notano anche, ben evidenti e regolari, sei file di buche pontaie.

I FIANCHI presentano ciascuno un piccolo portale, due corsi lapidei, tre monofore, e una cornice a dente di sega lungo la gronda; anche in questo caso l’articolazione complessiva è dovuta ai restauri. Si presenta come originale, tuttavia, oltre ai filari in pietra, l’ingresso laterale a nord: due lisci piedritti sorreggono l’architrave monoblocco in arenaria, su cui si impostano una lunetta cieca e una ghiera in laterizi nella quale si inseriscono tre conci in pietra (uno in chiave e due poco più su delle reni). Tra la ghiera e il paramento murario circostante esiste un elemento di continuità: grosso modo alle reni si trovano infatti due mattoni (uno per parte) di colore più chiaro, che si legano, quasi senza soluzione di continuità, ad un corso di laterizi del medesimo colore, che crea, rispetto al restante apparato murario del fianco, un effetto di contrasto coloristico simile a quello dei corsi in pietra. Sopra la chiave dell’archivolto si trovava un bacino di ceramica; analogo a quelli di facciata. Ad imitazione di questo ingresso è stato realizzato quello moderno sul lato sud.
Il Campanile a vela è del 1500. L’abside è ricostruita nel 1938 sulla base dei pochi resti di quella antica.

L’INTERNO reca pesanti segni della trasformazione in Tempio Sacrario della Cavalleria Italiana: ad aula unica con copertura a capriate, esso è occupato dai sedili di un coro ligneo, posti contro le pareti laterali. Sopra questi sono state applicate le stazioni della Via Crucis, ed infine, nel settore superiore della parete, tre file di grosse formelle in ceramica, raffiguranti gli stemmi dei Reggimenti di Cavalleria. Varie lapidi sono inoltre murate accanto all’entrata. L’arcata trionfale è romanica, come testimoniano i tre lacerti di affreschi che ancora vi si trovano.
Nel 2013, per iniziativa del 6° Priore, Gen. B. (ris.) Dario Temperino, è stata realizzata e posata, a protezione della bifora, la grande vetrata cattedrale policroma in sostituzione di quella trasparente che proteggeva dalle intemperie l’interno del Tempio.